Nell’ultimo triennio, il backbone si è sviluppato ad un tasso medio annuale del 5%, ma prevalentemente per il potenziamento di direttrici già servite.

Nel triennio 2002-2005, la fibra ottica di backbone è aumentata del 17% superando i 4,3 milioni di km. Il tasso di crescita rilevato nell’anno 2005 è stato pari al 4%, un valore analogo a quello osservato nel 2004 e significativamente inferiore al 7% del 2003. Il trend di crescita delle infrastrutture di backbone sembra, dunque, essersi assestato su valori prossimi a quelli propri di un processo puramente incrementale.

 

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Fonte: Osservatorio Banda Larga – Between (2006)

 

 

Figura 2: Backbone – Estensione nazionale

 

 

Considerando le diverse aree geografiche, si rileva come il Nord Est sia stato caratterizzato dai più elevati tassi di crescita in ciascuno degli anni considerati. Uno dei fattori più rilevanti, alla base dello sviluppo delle infrastrutture di backbone nel Nord Est, si può individuare nell’avanzamento del progetto Lepida in Emilia Romagna. Così come, negli ultimi due anni, l’aumento della fibra ottica di backbone nel Centro e nel Meridione è imputabile al completamento del cavo sottomarino Janna, che collega la Sardegna al Lazio ed alla Sicilia.


 

Nei tre quarti delle regioni sono attivi più di 5 operatori con backbone, ma la disponibilità è spesso limitata al collegamento delle sole aree urbane.

 

 

La disponibilità di infrastrutture di backbone mostra ancora notevoli differenze territoriali, che tendono a rispecchiare le differenti condizioni economiche ed orografiche che caratterizzano le varie regioni italiane.

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Fonte: Osservatorio Banda Larga – Between (2006)

 

 

Figura 3: Backbone – Estensione e competizione regionale

 

 

In termini di densità di fibra ottica per km2 di superficie, le regioni in cui si rileva la maggiore estensione delle infrastrutture di backbone sono Liguria, Emilia Romagna, Lombardia, Lazio e Veneto. All’estremo opposto si collocano, invece, Valle d’Aosta, Molise, Sardegna, Basilicata e Trentino Alto Adige, che mostrano una densità di fibra ottica per km2 significativamente inferiore alla media nazionale.

Considerando il numero di operatori in possesso di infrastruttura in fibra ottica, il quadro non si modifica sostanzialmente, almeno per quanto riguarda le regioni che mostrano i livelli più elevati di competizione (Lombardia, Emilia Romagna e Veneto). Da notare, invece, la presenza di un numero significativo di operatori con infrastrutture di backbone lungo la dorsale adriatica, nonostante il ridotto livello di densità di fibra ottica che si rileva in tali regioni. Tale situazione è sostanzialmente effetto di un processo di infrastrutturazione che ha riguardato i maggiori centri costieri, senza estendersi alle zone più interne delle regioni in questione. Le condizioni più difficili dal punto di vista della competizione si rilevano nell’Italia Insulare, in Basilicata, Calabria e Valle d’Aosta, ossia proprio le regioni caratterizzate dall’orografia più sfavorevole e dal minor potenziale di mercato.


 

Lo sviluppo del backbone ha condotto ad una rapida diminuzione dei costi di trasporto, ma la competizione è concentrata sulle principali direttici.

L’effettivo sviluppo della concorrenza nelle diverse aree del territorio nazionale dipende, oltre che dal numero di operatori attivi, soprattutto dall’estensione dei rispettivi network. La distribuzione territoriale delle infrastrutture di backbone mostra una forte concentrazione lungo le direttrici Torino-Venezia e Milano-Napoli. Sul resto del territorio nazionale, le tratte di backbone si diramano essenzialmente per collegare le principali città italiane.

La figura seguente illustra i risultati dell’analisi condotta dall’Osservatorio Banda Larga su 160 direttrici fra capoluoghi di provincia, in cui risulta attivo almeno uno degli operatori censiti:

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Fonte: Osservatorio Banda Larga – Between (2006)

 

 

Figura 4: Backbone – Competizione sulle principali direttici

 

 


 

Il grafico evidenzia che le 37 direttrici in cui risultano attivi più di 5 operatori cumulano da sole più della metà della fibra ottica posata sulle 160 tratte. Inoltre, considerando le direttrici con almeno tre operatori attivi, si sommano i tre quarti della fibra ottica posata sulle 160 direttrici in esame. L’evidente fenomeno di concentrazione della fibra ottica, sebbene confermi l’esistenza di un contesto altamente competitivo per un significativo sottoinsieme delle direttrici esaminate, evidenzia la focalizzazione dell’offerta sulle aree a maggior potenziale economico.