In vista della prossima conferenza sull’ambiente, che si terrà il 3ed il 4 dicembre a Bali, il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo umano nel suo rapporto annuale ha affermato che “i Paesi industrializzati non stanno rispettando gli impegni di riduzione delle emissioni di gas serra adottati nel quadro del Protocollo di Kyoto”.

Occorrebbero, secondo il report, 86 miliardi di dollari entro il 2015, pari allo 0,2% del Pil aggregato dei Paesi del Nord del mondo, per l’immunizzazione delle infrastrutture dagli effetti del clima e lo sviluppo di capacità di resistenza e recupero tra la popolazione povera contro gli effetti dei cambiamenti climatici. In pratica i Paesi sviluppati dovrebbero mobilizzare all’incirca un decimo di ciò che attualmente stanziano per la spesa militare.

L’Undp nello studio intitolato Fighting climate change fa notare che la maggioranza dei Paesi Ocse sono in ritardo rispetto agli impegni assunti e sottolinea la discrepanza tra gli obiettivi fissati a livello politico per ridurre le emissioni di gas serra e le politiche energetiche attuali in molti Paesi dell’Unione europea. Gli autori del rapporto sostengono che i Paesi ricchi stanno alimentando una crisi del debito ecologico che si ripercuoterà nel modo più immediato e profondo sui poveri del mondo.

Sebbene i Paesi in via di sviluppo rappresentino una quota crescente delle emissioni globali, i Paesi ricchi rimangono i principali responsabili dell’accumulo del debito di carbonio. Il Rapporto lo dimostra facendo notare che, se ogni povero sul pianeta generasse le stesse emissioni di un europeo medio, servirebbero quattro pianeti per far fronte all’inquinamento